Sì alla libertà di movimento

Questa è la posta in gioco

Il 15 maggio 2022 la Svizzera voterà sulla prosecuzione dell’Accordo di Schengen con l’Unione europea. Ciò è necessario perché il referendum è stato indetto contro l’aumento di circa 37 milioni di franchi del contributo svizzero all’Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera (Frontex). Frontex controlla le frontiere esterne comuni dello spazio Schengen ed è parte integrante dell’accordo. Se la Svizzera rifiuta il proprio sostegno, uscirà automaticamente entro sei mesi dall’Accordo di Schengen e da un altro accordo connesso, cioè la Convenzione di Dublino. Il referendum di Frontex rischia quindi di gettare via il bambino con l’acqua sporca, perché Schengen riguarda anche la Svizzera come destinazione turistica, l’abolizione dei controlli alle frontiere in Europa, lo spazio comune per i visti e la nostra libertà di movimento.

Sì alla destinazione turistica Svizzera

L’Accordo di Schengen

evita che la Svizzera diventi un’isola dei visti

rafforza la Svizzera, intesa come destinazione turistica

garantisce la nostra libertà di movimento

permette una politica europea costruttiva

rafforza la responsabilità della sicurezza comune

previene il caos in materia di asilo

Perché non vogliamo l’isola dei visti

Argomentazioni


Senza Schengen la Svizzera diventerà un’isola di visti, poiché i turisti e le turiste provenienti dai principali mercati lontani al di fuori dell’Europa avrebbero bisogno di un visto separato per la Svizzera. Alcuni studi prevedono un calo della domanda del 40%. Per le turiste e i turisti asiatici che viaggiano in Europa, ad esempio, non vale quasi più la pena recarsi in Svizzera se è necessario un documento d’ingresso a parte. Ne soffrirebbero non solo le classiche destinazioni turistiche, ma anche e soprattutto le città.
Secondo uno studio (Ecoplan 2017) la perdita dovuta al previsto calo degli ospiti e delle ospiti provenienti dai mercati lontani ammonterebbe a oltre mezzo miliardo di franchi l’anno per il ramo turistico nel suo complesso. Ne sono interessati tutti i settori e in particolare le arti e i mestieri. I turisti e le turiste provenienti dagli Stati del Golfo, ad esempio, sono tra quelli che spendono di più.
A ciò si aggiungono i controlli alle frontiere, che dovrebbero essere reintrodotti perché la Svizzera tornerebbe a essere una frontiera esterna dell’UE. Le congestioni alla dogana e le code agli aeroporti sarebbero praticamente inevitabili. Per il settore e le aziende turistiche ciò comporterebbe eventuali difficoltà di approvvigionamento o ritardi, come ha dimostrato l’esempio della Gran Bretagna dopo la Brexit. Inoltre, dovremmo adattarci alla burocrazia dei viaggi anziché alla libertà di movimento. Ciò varrebbe non solo per la nostra clientela, ma anche per noi. In fin dei conti, Schengen consente anche a noi di viaggiare liberamente e senza complicazioni in tutta Europa.
Dopo il fallimento dell’accordo quadro, le relazioni tra la Svizzera e l’Unione europea non sono delle migliori. Una débâcle in fatto di Schengen arriverebbe quindi nel momento peggiore e un NO peggiorerebbe ulteriormente la situazione di partenza. Se nel dossier europeo si verificheranno ulteriori blocchi, oltre agli attraversamenti delle frontiere esentasse e al coordinamento delle disposizioni in materia di visti, metteremo a repentaglio anche l’accesso facilitato a clienti, prodotti e personale specializzato provenienti dall’Europa. La stabilità delle relazioni con l’Europa e una politica europea costruttiva restano fondamentali per il turismo e per la Svizzera.
Schengen è anche uno spazio comune di sicurezza in cui le forze di polizia di tutti i paesi collaborano strettamente a livello transfrontaliero. Grazie a Schengen, le autorità svizzere di sicurezza hanno accesso al «Sistema d’informazione Schengen» (SIS II) e al «Sistema d’informazione visti» (VIS). Entrambe le banche dati sono oggi dei sistemi di ricerca centrali per le nostre forze di polizia, ad esempio nelle indagini sui rapimenti di bambini o nella lotta contro l’immigrazione clandestina. Secondo i dati della polizia federale (fedpol), la banca dati del SIS fornisce ogni anno alla Svizzera circa 20’000 segnalazioni di ricercati. Senza Schengen, le nostre autorità di sicurezza sarebbero cieche e la criminalità internazionale sarebbe avvantaggiata.
Con Schengen verrebbe meno anche la Convenzione di Dublino, con la quale la Svizzera diventa l’unica seconda destinazione in Europa per chi ha richiesto asilo ed è stato respinto. Il caos sarebbe inevitabile e l’accettazione della nostra politica di asilo sarebbe a rischio. Allo stesso tempo, la Svizzera vive la sua tradizione umanitaria anche con Frontex. Il nostro paese spende ogni anno quasi 3,5 miliardi di franchi per la cooperazione per lo sviluppo, mentre l’UE ne mette circa 70. Fino al 2027, si contrappongono quindi 500 miliardi di franchi di aiuti in loco ai complessivi 11 miliardi di franchi per la sicurezza delle frontiere esterne garantita da Frontex.
In qualità di membro di Schengen, la Svizzera può partecipare alle decisioni di Frontex e contribuire attivamente a far sì che l’Agenzia europea per la gestione delle frontiere migliori il proprio operato, ponga rimedio alle irregolarità e che in futuro i diritti fondamentali alle frontiere esterne siano rispettati di più. Ed è proprio ciò che vogliono i promotori del referendum. Oltre ai mezzi finanziari per una migliore formazione delle forze di sicurezza alle frontiere esterne, la Svizzera metterà a disposizione anche due dei 40 os-servatori e osservatrici indipendenti dei diritti fondamentali per controllare effettivamente il lavoro delle autorità locali. Con il NO, invece, non cambierebbe nulla – Frontex continuerebbe a esistere, con la sola differenza che la Svizzera perderebbe il proprio diritto di codecisione e si sottrarrebbe alle proprie responsabilità.
Potete anche trovare altri argomenti e informazioni di base sulla pagina della campagna ombrello di tutti i partiti, organizzazioni e associazioni che si battono per un Sì a Frontex e Schengen il 15 maggio.

Perché sono in gioco più di 500 milioni di franchi
all’anno per il turismo

COMITATO TURISTICO

Gli ospiti e le ospiti provenienti da fuori l’Europa sono importanti per tutta la Svizzera, intesa come destinazione turistica. Per questo motivo diversi settori si sono riuniti in un comitato per lavorare insieme per il Sì a Schengen il 15 maggio. Le seguenti organizzazioni fanno parte del comitato turistico «SÌ a Schengen-Frontex.

Comunicato stampa 8 aprile 2022

Perché abbiamo bisogno di una politica europea costruttiva

Testimonial


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Perché solo con la cooperazione possiamo garantire la nostra sicurezza

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Sì il 15 maggio 2022